| [...]“Nel dì otto settembre 1788 ad hore otto luciscendo venerdì sortì un orribilissimo tempo con un poco di grandine con grosso acino con danni notabili dei piedi di d'oliva, di fico, case nei tenimenti di Foreria nella via di Lecce, nel feudo di Carpignano e nella via di Corliano. Dopo pochi giorni fu esposta la Madre SS.ma in chiesa per essere comparso un cattivissimo tempo con lampi, troni, che avvilirono tutta la gente che concorsero tutti in chiesa con gran pianti e canta le preghiere alla Madre Santissima, in quell'istante si vedde la grazia con sortire un'acqua abbondantissima, che riceverono li pozzi, e le gisterne, e così restò tutta gente in pace.
Come non erano stati i primi quegli antichi cicloni non furono neppure gli ultimi, ché gli anni 1885 e 1888, secondo la registrazione del De Giorgi, al quale occorre sempre riferirsi quando si consideri la meteorologia salentina, due violenti uragani si abbatterono sul nostro abitato.
Il primo di essi, occorso agli 11 di maggio, si accompagnò ad una violenta grandinata e, oltre che Martano, si scatenò anche su Lecce e Muro e giunse fino ad Oria e a Martina.
L'altro non fu meno furioso e ci visitò ai 23 di maggio, dopo, che aveva distrutto vigneti e oliveti nel Brindisino e prima di abbattersi il mattino successivo su Otranto.
Tempeste sbiadite di un secolo addietro, tenute a mente e divenute oggetto di racconti memorabili, ineluttabili malanni celesti, come siete pallide meteore e quanto meno rovinose dei disastri che l'ingegno umano ha acquisito nel patrimonio delle sue civili conquiste
Manoscritto conservato nella sezione dei manoscritti della Biblioteca provinciale di Lecce, edito in Foscarini. [...] |